Nella lotta all’attuale emergenza sanitaria, l’innovazione informatica e tecnologica gioca un ruolo fondamentale. Le aziende si sono ritrovate in poco tempo ad adottare il paradigma dello smart working, la cui conseguenza principale è stato l’incremento del traffico dati dalle singole abitazioni e dunque l’accesso alle informazioni aziendali dai personal computer dei lavoratori (dal 20% al 50% in più secondo i dati di metà marzo del Ministero del Lavoro). La flessibilità di questo paradigma si trova così a fare i conti con i rischi di sicurezza informatica dovuti, appunto, alle frequenti richieste d’accesso ai sistemi interni dell’azienda provenienti da dispositivi esterni e facenti uso di reti pubbliche.

Il perimetro “liquido”

La maggior parte delle aziende dispone di piattaforme di fornitori di tecnologia terzi per la gestione dei propri sistemi IT, consentendo ai dipendenti di accedere alle applicazioni e alle informazioni aziendali da un vasto numero di dispositivi e luoghi diversi.

Il perimetro aziendale diventa “liquido”, non circoscrivibile, dunque i meccanismi di protezione devono mutare: al sistema tradizionale “castello e fossato” (focalizzato su firewall e antivirus, creando una barriera tra ciò che c’è dentro e ciò che sta fuori dalla rete aziendale) deve sostituirsi un modello integrato di cybersecurity e sicurezza sincronizzata.

Gli investimenti cambiano

Wired, in un articolo di pochi giorni fa dal titolo Perché la cybersecurity in azienda non può più funzionare come un castello, mette in luce le implicazioni strategiche e di mercato di questo approccio:

  • Gli investimenti nella cybersecurity stanno passando da strumenti che mirano a proteggere la rete (per esempio, firewall) a soluzioni che mirano ad autenticare l’utente (Identity & Access Management) e a rendere sicuro il dispositivo (protezione degli endpoint);
  • Un’altra area di crescita è quella dell’analisi dei dati. L’intelligenza artificiale è utilizzata per rilevare schemi insoliti nel sistema informatico che potrebbero segnalare la presenza di hacker;
  • Infine, le soluzioni di cybersecurity basate sul cloud stanno guadagnando terreno, poiché sono più facili da aggiornare e consentono di stare al passo con la natura in costante evoluzione delle minacce. Secondo le stime del settore, nel 2019 il cloud rappresentava già il 30% del mercato totale della cybersecurity, rispetto al 20% del 2018.

Investire in cybersecurity significa perlopiù avviare un processo di integrazione tra firewall, antivirus e cloud computing.

I consigli dei fornitori

Ormai da anni partner di Alctech nell’offerta in ambito di cybersecurity, Sophos ha stilato un semplice ed efficace elenco di suggerimenti utili a fronteggiare l’emergenza attuale. Un click sul link qui riportato può essere la chiave per mettere al sicuro sé stessi e i propri dati.

https://news.sophos.com/it-it/2020/03/19/11-consigli-utili-per-conciliare-cybersecurity-e-smartworking-ai-tempi-del-coronavirus/

Articolo scritto da Veronica Stave