Smart workingremote workingflexible working, sono concetti che esistono ormai da anni ma che in questo periodo sono prepotentemente entrati a far parte del linguaggio comune di ogni azienda e di ogni lavoratore. Bisogna però fare attenzione a come questi termini vengono utilizzati, perché sebbene il grado di correlazione sia piuttosto elevato, le differenze di significato sono sostanziali e rilevanti.

FLEXIBLE WORKING

Con flexible working ci si riferisce a una modalità di lavoro che non coincide con una programmazione classica in cui il dipendente opera a tempo pieno in una sede definita. La chiave distintiva di questo approccio è proprio la filosofia che lo guida: la flessibilità, intesa come valore aggiunto al raggiungimento degli obiettivi e come risposta alle esigenze dei lavoratori (e conseguentemente delle aziende). Tempo, luogo, obiettivo, lavoratori coinvolti restano i punti cardine di ogni attività da svolgere, con l’unica differenza che ciascuno avrà la possibilità di rispettare le proprie necessità, attuando una sorta di auto-ottimizzazione del lavoro che si rivela vantaggiosa per tutte le parti coinvolte.

REMOTE WORKING

Il remote working non è altro che l’espressione inglese di telelavoro, ovvero la possibilità di svolgere un lavoro a distanza rispetto alla sede centrale. Si tratta di uno degli aspetti portanti del flexible working, che riguarda perlopiù la dislocazione degli strumenti e delle risorse. Questo metodo è attualmente applicabile grazie allo sviluppo delle tecnologie informatiche e della diffusione della connettività. In un contesto critico come quello attuale, la possibilità di lavorare senza andare fisicamente in ufficio è il vero motore per non fermare totalmente l’attività aziendale.

SMART WORKING

Lo smart working combina i concetti di flexible e remote working sopra descritti ed esprime un nuovo approccio lavorativo che integra tre dimensioni: comportamenti e cultura organizzativa, tecnologie e spazi di lavoro. Si tratta dunque di qualcosa che va oltre al semplice “lavorare da casa”: è necessario che l’azienda sia organizzata in modalità smart al fine di garantire strumenti utili come connettività, software per la produttività personale, dispositivi mobili, piattaforme per teleconferenze, al fine di promuovere il concetto di “lavorare in modo intelligente”.

I primi riferimenti in relazione al concetto di smart working emergono per mano del “Chartered Institute of Personnel and Development” (CIPD)

“An approach to organising work that aims to drive greater efficiency and effectiveness in achieving job outcomes through a combination of flexibility, autonomy and collaboration, in parallel with optimising tools and working environments for employees... a new organisational paradigm is emerging, driven by a combination of changes in both the work environment and the employment proposition. This paradigm, assumes increased organisational flexibility, giving employees more freedom of action and the opportunity to use their discretionary behaviour in support of improved performance.” (fonte: https://www.cipd.co.uk/Images/hr-getting-smart-agile-working_2014_tcm18-14105.pdf)

Il successo dello smart working risiede dunque nella capacità di rivedere il modo di pensare e di agire di manager e dipendenti in termini di cooperazione, fiducia, responsabilizzazione. Si tratta di un vero e proprio paradigma lavorativo che le aziende devono introdurre prima ancora che i singoli lavoratori lo richiedano (o che le contingenze esterne lo impongano), al fine di garantire una gestione delle risorse infrastrutturali e umane quanto più efficiente ed efficace possibile.

Articolo scritto da Veronica Stave