Nei mesi scorsi, su questo blog, abbiamo affrontato passo dopo passo il cambiamento che ha investito chi usa VMware: l’aumento dei costi e il nuovo modello di licenze dopo l’acquisizione di Broadcom,
i rischi da valutare prima di una migrazione, e i pericoli delle versioni senza aggiornamenti di sicurezza attivi.
Fin qui abbiamo parlato di scenario e di metodo, senza mai spingere verso una soluzione precisa.
Oggi facciamo un passo in più: parliamo di una delle alternative concrete disponibili sul mercato, con lo stesso approccio di sempre: non una scheda prodotto, ma una spiegazione onesta di che cosa è, quando ha senso valutarla e cosa considerare prima di decidere.
La soluzione di cui parliamo si chiama Sangfor HCI.
Prima le cose in chiaro: cos’è un’infrastruttura iperconvergente
Abbiamo già introdotto il concetto di iperconvergenza (HCI) in un contenuto dedicato: l’idea di fondo è riunire in un unico sistema integrato ciò che nell’IT tradizionale è separato – il calcolo, lo storage, la rete e la loro gestione.
Invece di tanti pezzi distinti da coordinare, un solo ambiente governato da un unico software.
Sangfor HCI si colloca in questa categoria. È una piattaforma che integra in un singolo stack software le componenti di calcolo, archiviazione, rete e sicurezza.
Il suo cuore è l’hypervisor aSV, l’elemento paragonabile a ciò che in VMware è lo strato di virtualizzazione.
Perché se ne parla come alternativa a VMware
La ragione per cui Sangfor HCI viene oggi considerata da molte aziende che escono da VMware sta in alcuni elementi concreti, che vale la pena conoscere per valutare con cognizione di causa.
Un livello di compatibilità elevato con l’ambiente esistente
Uno dei timori maggiori di chi cambia hypervisor è dover ripensare tutto da capo.
Sangfor dichiara per il proprio hypervisor aSV una parità funzionale nell’ordine del 95% rispetto a vSphere, con operatività familiare per chi arriva dal mondo VMware.
In pratica, buona parte delle logiche di gestione a cui un’azienda è abituata restano simili.
C’è anche un aspetto che riduce l’impatto economico e i rischi: è possibile adottare un approccio graduale, sostituendo inizialmente solo l’hypervisor e mantenendo lo storage esistente (sono supportati i protocolli standard come FC, iSCSI, NFS e CIFS).
Non necessariamente un salto totale in una volta sola, quindi, ma una convergenza verso l’iperconvergenza completa quando l’hardware viene rinnovato.
Strumenti di migrazione e downtime contenuto
Sul fronte più delicato – lo spostamento effettivo delle macchine virtuali – Sangfor mette a disposizione diversi strumenti a seconda dello scenario: una migrazione agentless punto-punto tramite il suo Cloud Migration Tool (SCMT), una migrazione gestita direttamente dal vCenter esistente, la migrazione “a caldo” e quella basata su snapshot.
I dati dichiarati da Sangfor sui tempi di fermo sono uno degli argomenti più rilevanti: per le migrazioni si parla di finestre di interruzione del servizio nell’ordine di pochi minuti (indicativamente 5-10 minuti), con possibilità di rollback, e addirittura di downtime prossimo allo zero per le migrazioni a caldo (live migration) nei contesti che lo consentono.
Sono valori che, se confermati sul proprio ambiente specifico, rendono la transizione molto meno traumatica di quanto si tema.
Va inoltre segnalato uno strumento di assessment automatico che analizza l’ambiente VMware esistente, mappa le dipendenze tra i sistemi, verifica la compatibilità dei sistemi operativi e stima i tempi di migrazione. È esattamente quel lavoro di analisi preventiva di cui abbiamo parlato quando abbiamo trattato i rischi da valutare prima di una migrazione: qui viene in buona parte automatizzato.
Sicurezza integrata e supporto locale
Due elementi completano il quadro.
Il primo è l’integrazione nativa della sicurezza all’interno della piattaforma, coerente con la natura di Sangfor come vendor che nasce anche in ambito cybersecurity.
Il secondo – per noi di Alctech particolarmente rilevante – è la disponibilità di supporto e assistenza, che nel nostro caso si traduce in un presidio locale, sul territorio, e non in un call center remoto e distante.
Attenzione: alternativa concreta non vuol dire “adatta a tutti”
Come sempre, evitiamo l’entusiasmo facile.
Sangfor HCI è una soluzione matura e riconosciuta anche dagli analisti di settore, ma questo non significa che sia automaticamente la scelta giusta per ogni azienda.
La risposta giusta dipende dai carichi di lavoro, dalle applicazioni in uso, dai vincoli esistenti e dagli obiettivi di medio periodo. È esattamente per questo che il nostro approccio resta invariato: prima l’analisi del tuo ambiente, poi – se ha senso – la soluzione.
Sangfor HCI è una delle strade che riteniamo valga la pena mettere sul tavolo; se sia la tua, lo si capisce solo guardando la tua situazione reale.
Come iniziare a valutare se è la scelta giusta per te
Prima di scegliere una piattaforma – Sangfor HCI o qualsiasi altra – il punto di partenza resta lo stesso che ripetiamo in tutti questi contenuti: fotografare con precisione la propria infrastruttura attuale.
Per questo abbiamo preparato uno strumento pratico: la checklist VMware con i 10 aspetti da valutare prima di rinnovare o migrare, pensata proprio per raccogliere in un unico posto le informazioni tecniche che servono per iniziare a ragionare su un’eventuale alternativa.
Compilarla richiede pochi minuti, e ti mette nella posizione di affrontare qualunque valutazione – Sangfor HCI compreso – con dati reali invece che a intuito.
In sintesi
Sangfor HCI è una delle alternative concrete a VMware oggi disponibili: un’infrastruttura iperconvergente con elevata compatibilità con l’ambiente esistente, strumenti di migrazione che puntano a un downtime contenuto, sicurezza integrata e, nel nostro caso, un supporto vicino.
Non è la risposta per tutti: è una delle opzioni che vale la pena conoscere e valutare con metodo, partendo da un quadro chiaro della propria infrastruttura.
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Domande frequenti
È una piattaforma di infrastruttura iperconvergente che integra in un unico stack software calcolo, storage, rete e sicurezza, con l’hypervisor aSV al posto di vSphere.
Rientra nella categoria delle soluzioni HCI, pensate per semplificare la gestione rispetto a un’infrastruttura tradizionale fatta di componenti separati.
Sangfor dichiara una parità funzionale nell’ordine del 95% rispetto a vSphere, e supporta i protocolli di storage standard (FC, iSCSI, NFS, CIFS).
Questo permette, in molti casi, un approccio graduale: sostituire l’hypervisor mantenendo lo storage già in uso.
Secondo i dati dichiarati da Sangfor, le finestre di interruzione si aggirano indicativamente sui 5-10 minuti, con possibilità di rollback, e possono avvicinarsi allo zero nelle migrazioni a caldo dove applicabili.
Questi valori vanno sempre confermati sul proprio ambiente specifico prima di ogni decisione.
No, e nessuna soluzione lo è automaticamente.
La scelta dipende dai carichi di lavoro, dalle applicazioni in uso e dai vincoli specifici dell’infrastruttura: per questo consigliamo sempre di partire da una valutazione della propria situazione, non dal prodotto.